Anni Cinquanta, siamo in America, il grande conflitto è appena terminato, si pensa alla ricostruzione, c’è il boom economico e i giovani iniziano ad essere più autonomi, si ispirano ad una filosofia ribelle, ascoltano musica pop e diventano i veri protagonisti della nuova società nascente. Le nuove generazioni, soprattutto in Italia, si rilevano portatrici di una spinta rivoluzionaria che esplode alla fine degli anni Sessanta assumendo forma di movimento: i noti “sessantottini”.

Gli anni ’50 da un lato vede protagonisti i Festival che si ispirano alle “tradizioni della canzone italiana, basata sul sentimento e giocondità del nostro popolo”, offrendo canzoni le quali “rispecchiavano ancora un paese chiuso, che doveva rinascere, ancora piccolo”, con riferimenti ad esempio al “vecchio scarpone”, gli anni Cinquanta sono anche gli anni di Rock Around the Clock con 25 milioni di copie vendute e un lungo tour mondiale che iniziò proprio nel 1957, anno in cui Bill Haley affermò che il rock’n’roll era “la musica per i giovani”. 

Il rock’n’roll è una musica che rappresenta le ansie, le speranze, i desideri dei giovani, i quali iniziano ad essere etichettati come teenager, quella fascia che va tra 13 e 19 anni. 

Una nuova categoria sociale, che con un potere d’acquisto fino ad allora sconosciuto, cominciava ad assumere un proprio stile di vita, alla ricerca perenne di novità nell’abbigliamento e nei consumi culturali, nel divertimento e nella gestione del tempo libero, del proprio corpo e delle proprie emozioni e ovviamente nella scelta della musica.

 

Le nuove generazioni considerate da sempre componente marginale della società, diventano così i principali attori del cambiamento. Tale contesto storico favorisce l’emergere di una vera e propria cultura giovanile che, nel tempo e attraverso costanti trasformazioni sociali, si nutre dei ritmi urbani e dei paesaggi sonori della modernità, esprimendo nuovi linguaggi e tendenze creative, in uno scenario in cui la frammentarietà, l’incertezza e la crescente crisi dei punti di riferimento caratterizzano, sempre di più, la società moderna.

 

Fu a partire da questa rivoluzione che gli adolescenti cominciarono ad essere considerati come un vero e proprio gruppo sociale ben delineato dall’età, che si avviava a rivendicare una propria legittimazione a esistere nei confronti degli adulti.

La musica, dunque come già visto in precedenza, da arte delle muse ed elemento unificatore di diversi linguaggi espressivi come la poesia, il canto, la lirica e la danza, si trasforma in un elemento sociale che identifica, separa, mette in conflitto categorie sociali, generazioni e subculture.

I giovani però come ci fa notare nuovamente Savonardo, sono psicologicamente predisposti verso i linguaggi della musica pop e particolarmente sensibili all’influenza dei mass media che ne trasmettono e diffondono i relativi contenuti.

Inoltre, gli adolescenti, che per loro stessa natura presentano una personalità in formazione, non strutturata o legata a modelli preesistenti, risultano esposti in modo significativo all’influenza dei mezzi di comunicazione di massa e disponibili verso nuovi valori e forme culturali. I giovani stessi tendono a essere promotori di valori, tendenze e stili di vita inediti, determinando processi di trasformazione e combinando insieme elementi della tradizione culturale cui appartengono con forme di innovazione che mettono in crisi gli schemi precostituiti

Quanto riportato da Savonardo in riferimento ai giovani fruitori di musica pop, è da ritenersi valido anche per i giovani produttori di musica pop, in quanto come vedremo in seguito con le popstar dei Talent, questi sono in grado di determinare processi di trasformazione proponendo al pubblico delle personalità originali, rompendo continuamente gli schemi sia dal punto di vista personale quanto performativo e artistico. 

In questo flusso di scambio sociale e crescita personale i giovani si esprimono attraverso un’infinità di identità, mostrando una continua evoluzione all’interno della quale possono approcciarsi con due metodi differenti: “il metodo del velista e il metodo del surfista”. Antonio de Lillo a tal proposito sostiene che:

Il velista sa governare la propria barca, ha una meta e segue una rotta, ha gli strumenti tecnici e le nozioni necessarie per fronteggiare le difficoltà della navigazione. Anche per fare il surfista occorre essere abili, ma si è molto più dipendenti dalla forma, dall’altezza e dalla direzione dell’onda che si sta cavalcando e se si usa una tavola non adatta a quel tipo di onda è pressoché inevitabile esserne travolti.

Rimanendo al caso italiano, è comunque interessante notare come la musica pop sia tutt’oggi un fenomeno prevalentemente giovanile, anche se non esclusivamente adolescenziale. In sintesi, l’analisi dei linguaggi musicali, degli stili musicali, degli stili di vita e delle tendenze giovanili rappresenta un punto di osservazione privilegiato per comprendere le nuove generazioni e i mutamenti sociali di cui i giovani sono protagonisti.

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